lunedì 25 novembre 2013

Due voci "femministe sui generis" per dire no alla violenza di genere


Oggi giornata mondiale contro la violenza sulle donne, inauguriamo anche questo blog. Segnalo due articoli interessanti perchè provengono da soggetti che solitamente sono percepiti come lontani da queste questioni.

La prima arriva dal Messico così come le scarpette rosse dell'artista messicana Elina Chauvet che oggi hanno invaso molte piazze italiane. In Messico il problema ha ormai dimensioni spaventose principalmente nella città di Ciudad Juarez, dove dal 1993 muore quasi una donna al giorno a causa della malavita.
La Conferenza episcopale messicana oggi è scesa in campo per dire no alla violenza di genere facendo uscire un comunicato dove si richiama al bisogno di educarsi al rispetto della donna sia a livello familiare che sociale. In questo lavoro la donna svolge un ruolo di primo piano infine si auspica la nascita di una rete di solidarietà per poter fermare finalmente questo scempio. Qui la notizia e il testo in spagnolo

Si legge nel comunicato:
La violenza assume molte forme: fisica, sessuale, psicologica, morale o patrimoniale, e può manifestarsi in umiliazioni, insulti, urla, insulti, minacce, spinte, percosse; oppure può consistere nell' isolare la donne controllando le sue uscite, nel molestarla, costringendola a sostenere rapporti sessuali contro la sua volontà, discriminarla sul lavoro o imponendole stipendi più bassi, costringendola alla povertà, o a emigrare; ma anche imponendo determinati standard di bellezza.
Queste violenze non danneggiano solo la donna ma anche la famiglie e la società essendo unamancanza di rispetto nei confronti dei diritti fondamentali della donna stessa.
I presuli riconoscono anche che
La violenza (ndr) è una condotta che si apprende in casa e nella vita sociale dove molte volte si riduce la donna al rango di oggetto. Quindi, per sradicare questo male ci si deve educare a livello personale, familiare, di incontri, di amicizie, di studio e di lavoro, a valorizzare la dignità di tutte le donne, parlarne e trattarla con rispetto e giustizia. 
Tornando in Italia segnaliamo questo articolo comparso sul nuovo numero di Aggiornamenti Sociali la rivista dei Gesuiti. L'autore padre Giacomo Costa affronta il tema con sensibilità e attenzione riconoscendo che è urgente un cambiamento di mentalità e delle pratiche sociali. Tuttavia nella Chiesa c'è ancora una cultura che non ha contribuito all'emancipazione femminile. Eccone di seguito uno stralcio
L'articolo completo lo si può trovare qui 


Per molte ragioni, poi, le istanze di rivalutazione, liberazione ed emancipazione della donna si sono scontrate, almeno in alcune espressioni, con la viva resistenza della Chiesa cattolica. Rileggendo questa vicenda con il dovuto discernimento, vi si possono però scorgere anche delle analogie con quanto avvenuto per i diritti umani e la libertà religiosa: molti di quei valori sono il frutto di semi evangelici che la Chiesa ha gettato nel mondo e che può oggi riscoprire tramite l’apporto di coloro che li hanno fatti fruttificare al suo esterno e talvolta persino contro di lei. La Chiesa potrà riappropriarsene e rigenerarli solo riscoprendone la provenienza evangelica e accogliendo i frutti che essi produrranno anche al suo interno, scoprendo come il riconoscimento effettivo della ricchezza della femminilità e della autentica complementarità dei generi diventi un terreno di annuncio del Vangelo. Inevitabilmente questo cammino investirà anche la questione della condivisione delle responsabilità in seno alla Chiesa, cercando anche con creatività di sciogliere l’ambiguo rapporto che la storia ci consegna tra potere, sesso maschile e sacro: «Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa», come ha detto papa Francesco nell’intervista rilasciata a La Civiltà Cattolica (2013, III, 467). 
Queste considerazioni esulano certamente dall’ambito di applicazione della legge sul femminicidio in senso strettamente giuridico, ma per molti versi costituiscono elementi fondamentali per assicurarne l’efficacia. Senza un effettivo cambiamento della cultura e delle pratiche sociali, qualunque legge rischia di rimanere lettera morta. Da questo punto di vista, la legge rappresenta un sasso lanciato nello stagno, sfidandoci tutti, come cittadini, come attori della società civile e anche come membri della Chiesa, a proseguire nel percorso a partire da quelle risorse di consapevolezza che hanno condotto alla sua approvazione.


Che sia l'inizio per la Chiesa di Francesco per finalmente interrogarsi anche su questi  problemi?

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