mercoledì 17 giugno 2015

Quei figli che nessuno vuole. Steve e Deb Word: la nostra casa è aperta anche per loro.

Deb e Steve Word aiuto figli glbt Fortunate Families
Deb e Steve Word sono una famiglia che è balzata varie volte agli onori delle cronache negli Stati Uniti riportando l'attenzione sul problema dei giovani senza tetto, cacciati di casa e rifiutati a causa del loro orientamento sessuale o identià di genere.

Avevo già fatto cenno a Deb Word in un precendente post in in cui raccontavo di come l'associazione di cui fa parte, Fortunate Families sia stata recentemente esclusa dai partecipanti al prossimo incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia.

Mentre Deb e la sua associazione si sono appellati a Monsignor Vincenzo Paglia, scrivendo direttamente una bella lettera al Pontificio Consiglio della Famiglia, a Philadelphia a settembre la questione dei figli omosessuali: nelle famiglie cattoliche sarà affrontata solo dall'associazione Courage che  proporrà la castità e le terapia riparativa come uniche soluzioni possibili.

Mi chiedo sinceramente se in un mondo dove molti omosessuali (anche cristiani cattolici) si sposano, questo sia una risposta adeguata o se non rischi di alimentare i conflitti che si possono creare tra un adolescente gay che vuole amare e vivere la sua vita e la sua famiglia cattolica che segue con fiducia questi insegnamenti.

Negli USA si calcola che in alcune aree circa il 40% dei giovani senza casa è omosessuale o transessuale. Questi giovani finiscono in strada perchè rifiutati o a causa di conflitti insanabili con la famiglia di origine. Le statistiche parlano di una emergenza sociale di cui la società si deve fare carico. 

Forse l'avventura di Steve e Deb è iniziato quando hanno scoperto l'omosessualità del loro primo figlio. Pur essendo cattolici devoti lo hanno amato lo stesso sperando che facesse presto coming out con loro. Il ragazzo invece si attese molto tempo prima di trovare il coraggio di parlarne ai suoi: temeva infatti un rifiuto su base religiosa poichè la chiesa cattolica condanna l'omosessualità.

"Questo ci spezzò il cuore" raccontano alla cnn perchè non erano stati in grado di proteggerlo. Da allora la coppia ha iniziato un processo che li ha portati a entrare in contattatto con la rete di Fortunate Families e all'incontro con Will Batts un attivista che gestisce il centro per la comunità GLBT di Memphis città dove vivono.
Da quell'incontro hanno capito che le strade erano piene di figli feriti e abbandonati che non avevano avuto la stessa fortuna del proprio.

Così oggi i coniugi Word hanno fatto della loro abitazione una casa famiglia per 17 giovani lgbt che altrimenti vivendo in strada si sarebbero esposti a rischi di ogni tipo: percosse, depressione, alcolismo, droga, abusi sessuali ecc.. Deb e Steve, li accolgono, danno loro un tetto, qualcosa da mangiare, ma soprattutto il calore di una famiglia. I ragazzi presentano ferite non solo materiali ma anche spirituali: non è semplice infatti sentirsi rifiutati persino dalla propria madre.

Essi cercano in primo luogo di aiutare i giovani a superare il loro senso di colpa e di rabbia per il rifiuto o la mancata comprensione da parte dei genitori. Quello che gli ispira sono sempre i valori cristiani in cui sono nati e cresciuti anche quando cercano di dialogare con le famiglie stesse.

"Ristabilire un rapporto con un membro della famiglia è di vitale importanza", spiega Deb ad Huffington post USA. Una cosa che dicono spesso ai ragazzi è "si lo sappiamo è difficile, ma i tuoi genitori si comportano così perchè non hanno informazioni adeguate. Non è che non ti vogliono bene. E' che probabilmente hanno ricevuto informazioni sbagliate. Così facendo ci sono stati alcuni casi in cui le famiglie si sono riconciliate, ma si tratta di casi sporadici.

La chiesa cattolica e le sue "charities" sembrano stare a guardare: "pare che questi giovani non siano persone che hanno bisogno del nostro aiuto", spiega Deb e aggiunge: "Si spende tante energia per mogli picchiate dai mariti, drogati, alcolisti per cui ci sono case di accolgienza ma tra i cattolici non c'è una grande sensibilità per sul problema dei giovani glbt cacciati di casa, anche se ormai le statistiche sono impressionanti".

Ciò nonostante essi vedono come una benedizione l'elezione di Papa Francesco al soglio di Pietro perchè è riuscito ad aprire un dialogo su un tema prima tabù. Tuttavia molto resta da fare come ha dichiarato Debb alla CNN: "dobbiamo andare oltre il fatto che l'orientamento sessuale possa essere una ragione per discriminare o non amare qualcuno". 

Fonti CNN: Catholic couple puts faith in action for LGBT Youth
Huffington Post: Catholic Couple Embraces 'Who Am I to Judge'
Informazioni sul fenomeno dei giovani glbt senza tetto

lunedì 15 giugno 2015

Seguire il servo o il padrone? il mio pellegrinaggio ad Assisi


Assisi mi ha sempre comunicato qualcosa di positivo. Quasi tutte le volte che ci sono stata me ne sono tornata a casa con più gioa nel cuore.

Dico quasi perchè c'è stata un'occasione diversi anni fa che ricordo con disagio. Era il periodo in cui ero in conflitto con me stessa e la chiesa di cui stavo facendo esperienza con i suoi predicatori "carismatici", che sembravano incapaci di porsi delle domande, arcuiva il mio dsagio. Le mie amiche andavano in estasi e pendevano dalle labbra di simili oratori mentre io, giovane cristiana che iniziava a scontrarsi con la sua diversità, di domande me ne facevo tante ed ero sempre critica e scettica. In più pensavo che nessuno ne i miei amici, ne quei frati, preti e suore li presenti potesse capirmi e ascoltarmi davvero. 

Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta sia nella mia storia personale che in quella della Chiesa in generale. Per me è bastato cambiare aria, frequestare altre persone e fare nuove esperienze di Chiesa per ritornare a fiorire e a capire che Dio mi ama così come sono.

Questo è lo spirito con cui ho affrontato quest'ultimo pellegranaggio che è stato davvero speciale per me. E' la seconda occasione che ho avuto quest'anno di sentirmi di nuovo parte della Chiesa in maniera piena. Inoltre mi ha dato l'opportunità di passare tre giorni spensierati, dove oltre alla preghiera, le brevi meditazioni guidate da un sacerdote molto in gamba, ho conosciuto belle persone e rincontrato vecchi amici.

Eravamo in tanti: gay, lesbiche e transessuali provenienti da tutta Italia. In tutti i luoghi che abbiamo toccato siamo stati accolti come un qualsiasi altro gruppo senza nasconderci: alla Cittadella dove abbiamo alloggiato abbiamo incontrato don Tonio dell'Olio un prete di frontiera che ci ha raccontato aneddoti divertenti e significativi su di se e sulla storia della cittadella, luogo privilegiato di dialogo tra chiesa e mondo contemporaneo e dove Pasolini maturò l'ispirazione per il suo film "Vangelo secondo Matteo".

Alla basilica di San Francesco invece abbiamo incontrato un frate amico di uno dei nostri che ci ha fatto da guida al quale ci siamo presentati e abbiamo rivolto alcune domande su varie cose ad esempio il prossimo Sinodo, su come l'ordine si occupa dei frati in formazione che si scoprono o sono omosessali. Ci ha voluto dare inoltre una testimonianza su cosa significa la vita religiosa e come può essere gestita la scelta  dei voti di castità, povertà, obbedienza. Spiega che si tratta di un percorso graduale per tutti e il trattamento è uguale per tutti.

Infine la domenica all'Eremo delle carceri i frati ci hanno dato l'occorrente e uno spazio dove abbiamo celebrato la S. Messa all'aperto. E' stato bello vedere che oltre a noi si sono avvicinate anche altre persone capitate li per caso ma che sono rimaste fino alla fine.

Alle preghiere abbiamo ricordato i cristiani che celebrano il Corpus Domini con processioni sontuose e solenni ma soprattutto quei cristiani perseguitati che in alcune aree del mondo non possono nemmeno uscire dalle loro chiese. Abbiamo pregato anche per le coppie omosessuali, affinche possano essere un segno di speranza e amore visibile; per le persone transessuali che affrontano la transizione, per i nostri gruppi ricordando alcune figure importati per la loro storia come Don Pezzini e le suore di Salvarano. Insomma, sarò super retorica ma direi che è stata una delle Messe più emozionanti della mia vita!

La parola che riporto a casa è la domanda che il Cristo di S. Damiano rivolge a Francesco: "vuoi seguire il servo o il padrone?" che incarnata nella mia realtà attuale diventa: è più importante ciò che pensa Dio di me o ciò che pensano gli uomini di questo tempo?

Il carisma di Francesco e Chiara può ha molto da dire. Spesso come omosessuali credenti ci sentiamo allontanati da Dio e relegati ai margini da una chiesa istituzione che non ci accetta. Francesco e Chiara ci dicono provocatoriamente che Dio sta proprio li. E' nel rifiuto degli onori e nella semplicità. E' in una marginalità scelta liberamente che hanno fatto esperienza di Lui, di quel Dio che è padre di tutti!

Stare ai margini ha significato anche per loro essere visti con sospetto dalla Chiesa istituzione che doveva vagliare la loro aderenza alla dottrina, non essere capiti dai propri contemporanei, talvolta neanche dai propri confratelli.

Un motivo in più quindi per mettersi in cammino dietro il Padrone e non tanto dietro quei servi che cadono nella tentazione di voler essere padroni.

San Francesco e Santa Chiara ci provocano a guardare alla nostra vita di fede con semplicità e umiltà; a guardare le cose essenziali, che dopo quest'esperienza non mi mancano più perchè mi sono sentita di nuovo in comunione con Dio e i fratelli.

Ancora di più, ci invitano a non turbarci più del dovuto di fronte ai giudizi negativi e al rifiuto di alcuni fratelli, perchè sta proprio li il segreto della perfetta letizia.

Unioni civili. Alcuni giovani cattolici padovani scrivono ad Avvenire: aprire il dialogo

Circa dieci giorni fa era uscita la notizia su "il mattino di Padova" oggi il testo della lettera è stato pubblicato on line sul blog de "i nipoti di Maritain", gestito da un gruppo di giovani universitari cattolici toscani. Uno di loro ha iniziato un dialogo con i ragazzi di Padova ponendo loro alcune domande, pubblicate poi insieme alle risposte nello stesso post che trovate linkato qui sopra.
Altra notizia bella, molti scout dell'AGESCI essersi schierati dalla parte dei diritti la scorsa estate nella loro carta del coraggio, sabato scorso, dopo l'incontro col Santo Padre che li ha invitati a costruire ponti, se ne sono andati al Pride romano.
Fa piacere che i giovani siano sensibili  anche su quei temi etici nei quali la gerarchia ha speso per anni energie per imporre la propria visione. Evidentemente ci sono ragazzi che ragionano con la loro testa senza farsi indottrinare da discorsi altisonanti e perentori. 

sabato 13 giugno 2015

Francesco incotrerà un attivista gay nella visita in America latina

Papa Francesco il prossimo 11 luglio in occasione della visita in Ecuador, Bolivia e Paraguay incontrerà ad Asuncion un rappresentante di SOMOSGAY un'associazione che si batte per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali che in vista della visita del Papa ha dato inizio a una campagna per invitare la Chiesa Cattolica a mostrare maggior rispetto per le persone omosessuali e transessuali.
Simón Cazal, paraguayano direttore esecutivo di Somosgay, sposato dal 2012 in Argentina con un altro attivitsta che lavora nella stessa associazione non si aspettava di ricevere una lettera da parte della conferenza episcopale del suo paese che lo invitava all'incontro col Pontefice. Nessuna richiesta era stata presentata per parteciparvi. Nello stadio di Asuncion il prossimo 11 luglio lui e altri esponenti della società civile del paese saranno riuniti per costruire insieme una cultura della fiducia. Questo quanto si legge nella lettera inviata a Simon Cazal che è stata resa nota dall'associazione e tradotta in inglese dal blog bondings 2.0

Un segno importante perchè avviene in un paese pervaso da una cultura ancora machista e omofobica, dove ancora non esistono diritti per le persone LGBT . Più importante è il fatto che si tratta di un'iniziativa della Chiesa stessa, a differenza di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti dove l'episcopato è più chiuso su questi temi e le associazioni di ispirazione cattolica che si occupano del sostegno pastorale delle persone glbt e delle loro famiglie saranno escluse dal meeting internazionale delle famiglie che il Papa presedierà a settembre.

mercoledì 10 giugno 2015

Per favore, un po di verità su questo gender!


In questo video il celebre avvocato Gianfranco Amato, l'uomo che ha fatto la tourné in tutte le parrocchie d'Italia, anche nella mia, per propagandare le tesi contrarie ai progetti di legge su omofobia e unioni civili, spiega a una radio cattolica "Radio Missione Francescana" cos'è l'ideologia gender, un concetto a suo avviso sconosciuto dalla gente e sul quale si è fatta tanta confusione.
Il problema è un altro e lo si capisce in maniera lampante ascoltando le parole dell'avvocato: non è che l'ideologia gender non viene capita, essa è semplicemente non attinente alla realtà!

Per questo lo scorso inverno, molti appartenenti al mondo accademico, professionisti del sociale, persone che a vario titolo da anni si occupano di sessualità e di identità di genere, hanno criticato le affermazioni del celebre avvocato varesotto dicendo che non esiste un'ideologia gender.

Vorrei per questo cercare in questo e nei prossimi post di chiarire meglio questa tematica segnalando contributi interessanti e cercando di fare il punto.

Tornando al video l'avvocato inizia col elencare ciò che l'ideologia gender non è:

1. L'ideologia gender non c'entra con l'educazione sessuale allora perchè hanno scatenato campagne denigratorie e false contro alcuni progetti educativi come ha denunciato anche lo psicologo cattolico Alberto Pellai?

cervello femminile slide Gandolfini2. L'ideologia gender non centra neanche con la parità tra uomo e donna e il superamento dei cosiddetti stereotipi di genere, eppure nei loro seminari si demonizza il femminismo e si infarcisce il discorso con stereotipi e banalità del tipo gli uomini vengono da marte e le donne da Venere (illustrazioni tratte dalle slide priettate dal prof Gandofini nei suoi seminari sul gender)

cervello maschile slide Gandolfini

3. L'ideologia gender non centra neanche con l'omosessualità, allora spiegatemi perchè i seminari di giuristi per la vita / scienza e vita e simili sono finalizzati a persuadere le persone a schieararsi contro i diritti civili di gay e lesbiche.

Il pezzo forte per viene quando l'avvocato passa a darci la definizione della sua fantomatica ideologia:
"In realtà la teoria del gender si può semplicissimamente definire in questo modo: è la percezione che una persona ha di se come apparenente al genere maschile e femminile non sulla base del dato biologico ma sul suo autoconvincimento". 
Verrebbe da pensare che forse ce l'ha con le persone che presentano una disforia di genere? (vi invito in proposito a leggere questo interessante articolo su aleteia) No, non è proprio esatto. Tenetevi forte su quello che segue:
Io sono uomo o donna, non in base al dato oggettivo di natura ma alla percezione che ho di me stesso che può variare nel tempo ovviamente. Per cui io oggi mi sento uomo, domani donnna, dopodomani uomo, per una settimana donna, oppure come fanno alcuni trasgender noti a livello mondiale a mesi alterni.
Secondo lui l'identità di genere è qualcosa che il soggetto può decidere arbitrariamente di cambiare nel tempo!!! Beh se fosse così sarei daccordo con lui: idee simili sono uno sbaglio della mente umana. Il problema è che lo sbaglio a farlo è la mente dell'avvocato perchè tali affermazioni evidenziano una scarsa attinenza con la realtà o una mancata comprensione della stessa.

In tutte le epoche e in molte culture si hanno testimonianze di persone che oggi definiriemo transessuali o affetti da disforia di genere, se vogliamo utilizzare un termine medico, altri ancora presentano condizione di intersessualità o ermafroditismo per cui il sesso biologico è non conforme già alla nascita e non può essere determinato in maniera certa.

I primi sono appunto persone che sentono di appartenere al sesso opposto rispetto a al corpo in cui sono nati. Costringere queste persone in un corpo che non sentono proprio può portare a forti disagi psicologici per cui da decenni ormai esistono dei protocolli medici che permettono alla persona di transitare totalmente o parzialmente al sesso desiderato. Gli intersessuali sono un caso differente ma alcuni di essi per motivi oggettivi possono presentare un'identità sessuale complessa. Come rispondere di fronte all'umanità di queste persone? con una cultura che li relega all'invisibilità, alla vergogna o alla morte interiore come è stato fatto per secoli?

Molte delle leggi e regolamenti denunciati nei seminari di Amato e company sono delle misure che alcuni paesi occidentali hanno adottato venire incontro a tutte queste persone. Su come questo viene fatto e su quali misure adottare si può discutere ma non è giusto ignorare le istanze e i diritti di chi è diverso inventando strane ideologie.

Inoltre nessuna ordinanza sull'educazione sessuale a scuola o sui bagni unisex (che esistono in molti bar ed esercizi pubblici senza che nessuno si sia mai scandalizzato) potrà cancellare le varie identità ne le specificità di ognuno, perchè l'identità di genere così come la sessualità, non è qualcosa che è deciso e scelto arbitrariamente dal soggetto ma dipende da più fattori, nessuno dei quali può essere assunto come determinante.

martedì 9 giugno 2015

Don Antony Musaala: quando i cattolici difendono i diritti lgbt

Essere prete cattolico ed esercitare il ministero anche con persone LGBT in un paese come l'Uganda può portare a fratture insanabili col proprio vescovo. In più se si portano alla luce prove di abusi di preti pedofili non si apre un'inchiesta ma si viene sospesi dal sacerdozio. E' quello che è successo a Don Antony Musaala prete ugandese che dopo la sospensione non ha smesso viaggiare nel mondo per denuciare le violenze, gli stupri e le persecuzioni dei suoi fratelli gay e lesbiche africani. Mentre la sua chiesa sta a guardare...

Di Renee Gadoua - Religion News Service

Syracuse, NY- un numero crescente di persone LGBT ugandesi sta fuggendo nel vicino Kenya per scappare dalla violenza e persecuzione, questa la denuncia di un prete cattolico ugandese.

Le persone vengono picchiate, stuprate, evirate e cacciate dal loro lavoro a causa della loro orientamento o identità sessuale, ha detto il reverendo Antony Musaala durante un incontro nella Chiesa cattolica di Ognissanti durante la sua visita che durerà un mese in USA e Canada.

Solo associarsi o difendere le persone LGBT può portare a subire discriminazioni, ha detto.

Musaala, che ha parlato su invito della task force LGBT della parrocchia di Ognissanti, ha stimato che 500 gay e lesbiche ugandesi stanno chiedendo asilo in Kenia. Rencentemente si è incontrato con dei funzionari delle Nazioni Unite cercando di far crescere gli aiuti finanziari e i servizi umanitari per allocare i "rifugiati per motivi sessuali" ("sexual refugees ndt).

Egli sta aiutando un progetto mondiale per i rifugiati a favore delle persone colpite da politiche contro le diversità sessuali e dalla violenza.

Nel 2013 il parlamento dell'Uganda ha approvato la legge "uccidi il gay", che chiedeva la prigione a vita per le persone impegnate in una relazione con una persona dello stesso sesso. La legge puniva anche gli individui e i gruppi che supportavano i gay. Dopo lo sdegno suscitato a ivello internazionale la corte costituzionale ha annullato la legge nell'Agosto del 2014.

Ma Musaala ha detto che la discriminazione non si è fermata e che una nuova proposta di legge potrebbe essere ancora più dura.

Gli sfollati non sempre trovano migliori condizioni in Kenia - che è già gravata da più di 650.000 rifugiati da altre nazioni africane, ha detto.

"Quando il loro status viene svelato, la polizia è piuttosto brutale" ha affermato Musaala.

Musaala, 58 anni è nato in Irlanda ed educato in Inghilterra e Uganda. E' stato ordinato nel 1994 nell'Arcidiocesi di Kampala e ha iniziato il suo ministero con i gay e le lesbiche nel 1999. Il suo arcivescovo considerò quel lavoro "non al passo con la chiesa", ha detto Musaala.

Nel Marzo 2013, Musaala scrisse una lettera che sfidava il celibato sacerdotale e criticava i preti africani che abusano di minori o fanno figli e poi li abbandonano. Il suo arcivescovo Cyprian Lwanga disse che la lettera "danneggia la buona morale dei cattolici credenti e accusa l'insegnamento della chiesa". Egli ha sospeso Musaala indefinitamente dai doveri sacerdotali, ciò significa che il prete non può celebrare i Sacramenti.

Un uomo energico che parla con un accento britannico, Musaala è anche un premiato musicista con un largo seguito in Africa. Il Daily Monitor (giornale ugandese) lo ha definito "un nome familiare che esegue un cocktail di reggae e R&B".

Prima della sospensione, alcuni nella chiesa avevano criticato "il prete danzante" per "desacralizzare la veste che è fatta per l'altare", riporta il giornale.

Musaala adesso lavora con Ark Communes, che si occupa di creare delle comunità di alloggio sicure per le persone LGBT in Kenia e sfrutta i suoi discorsi come occasioni per chiedere donazioni a favore dell'organizzazione.

I leader politici e religiosi dell'Uganda hanno detto che gli occidentali portano l'omosessualità nel paese. Ma Musaala critica gli evangelicali americani" che "sono stai paracadutati in Uganda e hanno iniziato a diffondere il loro messaggio di odio".

Lo scorso mese, un documentario della HBO della serie "Vice" ha mandato in onda "Una preghiera per l'Uganda", che metteva in evidenza l'amosfera anti-gay che Musaala descrive. L'episodio includeva pastori che comparano l'omosessualità con il terrorismo e la pedofilia. Esso mostrava anche un giornale ugandese che diceva "Impiccateli. Essi stanno dietro ai nostri figli".

Uganda è diventata "come Sodoma e Gomorra", ha detto il pastore Scott Lively nel documentario riferendosi alle città della Bibbia punite con fuoco e zolfo per il peccato.

Lively un evangelicale americano, è stato citato in giudizio nel 2012, con l'accusa di aver violato il diritto internazionale incitando la persecuzione dei gay e delle lesbiche in Uganda.
Dal 2002, Lively "ha cospirato con i capi religiosi e politici in Uganda per incitare l'isteria annti-gay avvertendo che i gay avrebbero sodomizzato i bambini africani e corrotto la loro cultura" secondo quanto riportato dal New York Times.

L'inviato delle Nazioni Unite per i diritti LGBT Randy Berry ha in programma di andare in Uganda il mese prossimo.

Nell'episodio di "Vice" c'era una donna lesbica che affermava di essere rimasta incinta dopo che quattro uomini l'avevano stuprata quando hanno saputo dela sua sessualità. Sono stati intervistati anche dei giovani uomini che hanno detto che avrebbero ucciso i gay e stuprato le lesbiche.

Il Reveendo Kopya Kaoma, un prete anglicano che ha testimoniato prima al Congresso degli Stati Uniti e poi alle Nazioni Unite sul ruolo dei conservatori statunitensi nella diffusione dell'omofobia in Africa, ha detto che gli attivisti anti-gay come Lively sono motivati in parte dalla crescente accetazione del matrimonio gay negli Stati Uniti.

"Vogliono vedere se possono sconfiggerli su scala globale" ha detto nel documentario. "su scala globale, stanno vincendo".

Vince Sgambati, un parrocchiano della chiesa di gnissanti che assisteva al discorso di Mussala ha incoraggiato le 40 persone che erano lì a condividere la storia delle persone LGBT richiedenti asilo.

"Quando sei diverso, quando non puoi vivere una vita onesta sotto un dominio eterosessista" ha detto "allora devi parlare ovunque per i tuoi fratelli e sorelle".

venerdì 5 giugno 2015

Riflessioni per una teologia dell'incontro


Dal National Catholic Reporter 4 giugno 2015
Oggi a Roma, una processione eucaristica per la festa del Corpus Domini prenderà l'avvio dalla Basilica di San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Domenica, i cattolici qui negli Stati Uniti celebreranno questa solennità che ci parla di come  possiamo incontrare Dio nel mondo - specificatamente nell'Eucarestia, ovviamente, ma anche negli altri Sacramenti, nelle Scritture, nell'universo creato e nella comunità.

Quella parola "incontro", è una delle preferite da Papa Francesco, saltando fuori spesso nei suoi discorsi pubblici ed usata 32 volte nella sua esortazione apostolica, La gioia del Vangelo. Egli parla dell'incontro come un antidoto alla nostra cultura dello scarto, nella quale le persone che sono viste come inutili sono messe da parte: i non nati, gli anziani, gli immigrati, i poveri. Se incontriamo Cristo in queste persone che sono di solito marginalizzate e andiamo a conoscerli, allora non potremo più cacciarli. Non si ignora o si rinnega un amico.

Io uso "incontro" tutte le volte che introduco l'insegnamento sociale cattolico nelle parrochie e nei gruppi scolastici. Mi sembra che attiri l'attenzione delle persone con una semplicità e un'enfasi sulla relazione che altri termini come "dignità umana", "solidarietà e sussidiarietà", "chiamata a partecipare" e "opzione preferenziale" non hanno. Parlo anche di questi concetti essenziali, ma parlo dell'incontro per prima cosa. Così chi mi ascolta inizia a una persona invece che con un enciclica o un elenco puntato di insegnamenti.

Seguendo Papa Francesco, noi cattolici dovremo sviluppare una "teologia dell'incontro". Il termine è troppo ricco, e l'attuale "momento di Papa Francesco" è troppo importante per perdere questa opportunità. Così ecco un invito per i teologi a pensare e scrivere a proposito dell'incontro, per i ministri ordinati e laici a creare e condividere iniziative pastorali sull'incontro, e per il resto dei fedeli di parlarne e metterlo in pratica nella vita quotidiana. Penso che una robusta "teologia dell'incontro" possa essere la chiave per aiutare la dottrina sociale della Chiesa a non essere più il "segreto meglio custodito" della Chiesa.

Per un mio primo contributo alla discussione, ecco cinque brevi riflessioni ispirate da uno dei migliori esempi di incontro che si trovano nelle Scritture: la parabola del buon Samaritano.

1. l'incontro richiede uno spostamento fisico oltre confini tradizionali.

Nella parabola, i due capi religiosi notano l'uomo picchiato, ma passano oltre sull'altro lato della strada come dei cavalli con dei paraocchi. Il Samaritano invece "va vicino" la vittima dopo averla vista. Si muove verso la sofferenza, e non lontano da essa. Inoltre il fatto che l'eroe della parabola è un Samaritano avrebbe dovuto mettere alla prova l'uditorio di Gesù, poichè i samaritani e i giudei erano nemici. Forse nel nostro tempo, questa storia potrebbe essere su il "buon fondamentalista islamico". Il samaritano non permette che confini sociali costruiti dagli uomini impediscano l'esercizio della misericordia.

2. L'incontro richiede una volontà di cambiare i programmi.

Ho una lista di pochi amici da chiamare quando ho bisogno di un passaggio la sera tardi dall'areoporto a casa. Ci sono persone che sono così generose che non gli importa di essere disturbata. Troppo spesso, io non sono uno di questi. Il Samaritano deve andare da qualche parte, ma fa una significatica deviazione che gli costa tempo e denaro. Ho l'impressione che sia una di quelli che fa sempre questo genere di cose, ogni vaolta che vede qualcuno soffrire. Incontro significa mettere i nostri desideri da una parte quando vediamo le esigenze di un altro.

3. L'incontro richiede un attento discernimento

Il Samaritano valuta la situazione e agisce di conseguenza. Egli nota le ferite del viaggiatore e le fascia. Si accorge che l'uomo non può camminare, quindi lo carica sul suo cavallo. Riconosce che la gravità delle percosse richiede più tempo di quanto lui può dedicare, quindi porta il ferito in una locanda. Imparare attentamente da coloro che sono copiti da un male sociale è un passo necessario per affrontare il problema. Fare domande e ascoltare è meglio, anche se non è sempre possibile come nel caso del viaggiatore privo di sensi.

4. L'incontro richiede di andare fino in fondo.

Per assicurarsi che il viaggiatore fosse curato bene, il Samaritano invita e incoraggia il locandiere a essere partecipe in questa opera di compassione. Egli coinvolge altri. Inoltre promette di ritornare nel suo viaggio di ritorno. L'incontro non è un solo e unico momento in cui ci sentiamo buoni, ma una serie di risposte fedeli che si ripetono più e più volte.

5. L'incontro richiede un cambio di sistema

Martin Luther King Jr. lo disse meglio: Da una parte siamo chiamati a fare il buon Samaritano sulla strada della vita, ma quello sarà solo l'inizio", disse a una folla nella chiesa di Riverside nel 1967.
"Un giorno dovremo renderci conto che l'intera strada per Jericho deve essere trasformata così che uomini e donne non vengano costantemente picchiati e derubati mentre compiono il loro viaggio sulla strada della vita. La vera compassione è molto di più che gettare una monetina a un mendicante. E' rendersi conto che un edificio che produce mendicanti deve essere ristrutturato." Entrando in contatto con coloro che sono stati picchiati, siamo chiamati a lavorare per cambiare i sistemi sociali, economici e culturali che gli opprimono.

Il mio appello per una teologia dell'incontro sarebbe incompleto senza le parole del nostro infaticabile Santo Padre: "Quando incontrate i più bisognosi, il vostro cuore inizzierà a diventare più grande, sempre più grande! Perchè raggiungere gli altri moltiplica la nostra capacità di amore. Un incontro con l'altro rende il tuo cuore più grande! Abbiate coraggio!

Note sull'autore: Mike Jordan Laskey è il direttore del ministero Vita e giustizia della diocesi di Camden, H.J. Scrive sul blog camdenlifejustice.wordpress.com per la Diocesi di Camden

Libera traduzione da It's time for a theology of encounter